"O la vita è
un’ avventura da vivere audacemente, oppure è niente"
(Helen
Keller, 1957)
All’oculista che con fare professionale cercava di
nascondere il disagio di comunicarmi che in breve sarei diventata
cieca, quando mi ero recata da lei per il solito controllo della mia
miopia, credo sia stata riservata la mia espressione più
indefinita, controversa, irripetibile… deve essersi trattato di un
misto di incredulità (è uno scherzo), sbigottimento (non può
essere vero), paura, anzi, no, terrore (nooooooooooooo), disperazione
(che ne sarà di me), scetticismo (non capisci un c…o, prenderò
il parere di qualcuno davvero competente), esitazione ( e se invece è
tutto vero), annichilimento (….per questo non ci sono parole, solo
qualche lacrima bruciante a rigare le guance diventate rigide come
sassi).
Ed infine anche un moto di compassione per quella
poveretta che si torceva le mani cercando di difendere la sua
professionalità reggendo senza fare una piega quella continua
metamorfosi sul mio volto…
Lo stordimento che è seguito mi ha fatto da
anestetico aiutandomi ad affrontare l’inevitabile sofferenza
provocata dall’attrito che tutto il mio essere opponeva a quella
che sentiva la più grande ingiustizia perpetrata ai miei danni.
Intanto “qualcuno” o “qualcosa” aveva
cominciato a cancellare il mio mondo… stavo perdendo
inesorabilmente la vista.
Rabbia, dolore, soprattutto paura… un intervento
delicato dall’altra parte del pianeta… delusione smarrimento e
ancora paura.