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martedì 8 aprile 2014

NITON: excerpts from drone night n.4

Niton è la documentazione di un flusso di tempo e suono.
Un happening, si sarebbe detto tempo fa e altrove, in cui tre musicisti si sono incontrati e anziché parlare hanno suonato, in cui il pubblico si è sdraiato a terra lasciandosi trasportare dagli avvenimenti, in cui la registrazione ha semplicemente fotografato l’esistente, senza edulcorarlo né modificarlo né correggerlo.
Una session un po’ come quelle che capitavano nei vecchi dischi jazz.

Niton ha visto confluire tre differenti vie del suono analogico:
quella degli archi classici, quella delle tastiere pre-digitali e quella dell’oggettistica resa strumento.
Tre concezioni antitetiche della generazione sonora che si sono unite in un flusso dai connotati mutevoli:
sperimentazione, ambient, noise, progressive, electro sono solo alcuni dei generi che in qualche modo emergono dallo scorrere di Niton.

martedì 6 agosto 2013

Viaggio Psichedelico....

Sabato 10/08/13 dalle ore 20.30 presso
St.Art (ex Officine Creative) via F.Rossi 39, Barasso (VA)

Viaggio Psichedelico - Musica e Meditazione

Meditazione condotta da Bruna Vianello e Musica di Luca Martegani.

EVENTO GRATUITO.

Portare del Cibo è Gradito, Sballo garantito!!!

giovedì 23 maggio 2013

A-013 Viaggio, Immagine, Suono...

Fotofficina è lieta di invitarvi all'evento A-013, una serata dedicata alla proiezione di sequenze videofotografiche realizzate nei laboratori di Fotofficina e sonorizzate dal vivo dai musicisti Xelius e El Toxyque con mezzi elettronici di varia natura e con l'apporto vocale di Elena in alcuni momenti...

L'evento verrà ambientato nello spazio sito in Barasso, via F.Rossi n°39, Ex Officine Creative, Sabato 1 giugno alle ore 21:30 ad ingresso libero.

domenica 11 novembre 2012

A Fari Spenti (seconda parte)

E così ho iniziato questa mia avventura… cercando di sopperire con nuovi gesti quelli che mi venivano impediti da una visione sempre più imprecisa. Mi costruivo un nuovo mondo, mentre quello vecchio veniva lentamente ed inesorabilmente cancellato. La realtà esterna non era un insieme di immagini, ma un misto di suoni, odori, percezioni tattili a me sconosciuto.
La vista è un senso prepotente e la sua presenza limita l’essenza dei suoi quattro fratelli.
Ho continuato a svolgere le mie mansioni domestiche affidandomi agli altri sensi scoprendo sensazioni che mi erano fino a quel momento sfuggite. Sono riuscita a recuperare gli hobbies quali il lavoro all’uncinetto, la lettura, la navigazione su internet.
Ho collezionato bernoccoli, slogature, lividi diffusi (attraverso una serie di rocambolesche piroette dovute all’impossibilità di evitare tutti gli ostacoli, mentre mi esercitavo a recuperare la mia indipendenza negli ambienti in cui trascorrevo la maggior parte del mio tempo. Che ci crediate o no il più delle volte, finivo col farmi tante risate (per me è impossibile non avvertire l’ironia anche in situazioni estreme). Visualizzavo me stessa come Mr. Magoo, il protagonista ipovedente dei cartoni animati della mia infanzia, che si muoveva nel mondo incurante del suo handicap e, pur cacciandosi in mille pericoli, riusciva a tornare a casa sempre sano e salvo. E che soprattutto non perdeva mai il sorriso.

A Fari Spenti (prima parte)

"O la vita è un’ avventura da vivere audacemente, oppure è niente"
(Helen Keller, 1957)

All’oculista che con fare professionale cercava di nascondere il disagio di comunicarmi che in breve sarei diventata cieca, quando mi ero recata da lei per il solito controllo della mia miopia, credo sia stata riservata la mia espressione più indefinita, controversa, irripetibile… deve essersi trattato di un misto di incredulità (è uno scherzo), sbigottimento (non può essere vero), paura, anzi, no, terrore (nooooooooooooo), disperazione (che ne sarà di me), scetticismo (non capisci un c…o, prenderò il parere di qualcuno davvero competente), esitazione ( e se invece è tutto vero), annichilimento (….per questo non ci sono parole, solo qualche lacrima bruciante a rigare le guance diventate rigide come sassi).
Ed infine anche un moto di compassione per quella poveretta che si torceva le mani cercando di difendere la sua professionalità reggendo senza fare una piega quella continua metamorfosi sul mio volto…
Lo stordimento che è seguito mi ha fatto da anestetico aiutandomi ad affrontare l’inevitabile sofferenza provocata dall’attrito che tutto il mio essere opponeva a quella che sentiva la più grande ingiustizia perpetrata ai miei danni.
Intanto “qualcuno” o “qualcosa” aveva cominciato a cancellare il mio mondo… stavo perdendo inesorabilmente la vista.
Rabbia, dolore, soprattutto paura… un intervento delicato dall’altra parte del pianeta… delusione smarrimento e ancora paura.