Niton è la documentazione di un flusso di tempo e suono.
Un happening, si sarebbe detto tempo fa e altrove, in cui tre musicisti si sono incontrati e anziché parlare hanno suonato, in cui il pubblico si è sdraiato a terra lasciandosi trasportare dagli avvenimenti, in cui la registrazione ha semplicemente fotografato l’esistente, senza edulcorarlo né modificarlo né correggerlo.
Una session un po’ come quelle che capitavano nei vecchi dischi jazz.
Niton ha visto confluire tre differenti vie del suono analogico:
quella degli archi classici, quella delle tastiere pre-digitali e quella dell’oggettistica resa strumento.
Tre concezioni antitetiche della generazione sonora che si sono unite in un flusso dai connotati mutevoli:
sperimentazione, ambient, noise, progressive, electro sono solo alcuni dei generi che in qualche modo emergono dallo scorrere di Niton.
"Per sottrarsi al mondo non c'è mezzo più sicuro dell'arte,
e per legarsi ad esso non c'è mezzo più sicuro dell'arte."
Johann Wolfgang von Goethe.
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martedì 8 aprile 2014
NITON: excerpts from drone night n.4
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sabato 22 marzo 2014
martedì 6 agosto 2013
Viaggio Psichedelico....
Sabato 10/08/13 dalle ore 20.30 presso
St.Art (ex Officine Creative) via F.Rossi 39, Barasso (VA)
St.Art (ex Officine Creative) via F.Rossi 39, Barasso (VA)
Viaggio Psichedelico - Musica e Meditazione
Meditazione condotta da Bruna Vianello e Musica di Luca Martegani.
EVENTO GRATUITO.
Portare del Cibo è Gradito, Sballo garantito!!!
giovedì 23 maggio 2013
A-013 Viaggio, Immagine, Suono...
Fotofficina è lieta di invitarvi all'evento A-013, una serata dedicata alla proiezione di sequenze videofotografiche realizzate nei laboratori di Fotofficina e sonorizzate dal vivo dai musicisti Xelius e El Toxyque con mezzi elettronici di varia natura e con l'apporto vocale di Elena in alcuni momenti...
L'evento verrà ambientato nello spazio sito in Barasso, via F.Rossi n°39, Ex Officine Creative, Sabato 1 giugno alle ore 21:30 ad ingresso libero.
domenica 11 novembre 2012
A Fari Spenti (seconda parte)
E così ho iniziato
questa mia avventura… cercando di sopperire con nuovi gesti quelli
che mi venivano impediti da una visione sempre più imprecisa. Mi
costruivo un nuovo mondo, mentre quello vecchio veniva lentamente ed
inesorabilmente cancellato. La realtà esterna non era un insieme di
immagini, ma un misto di suoni, odori, percezioni tattili a me
sconosciuto.
La vista è un senso
prepotente e la sua presenza limita l’essenza dei suoi quattro
fratelli.
Ho continuato a svolgere
le mie mansioni domestiche affidandomi agli altri sensi scoprendo
sensazioni che mi erano fino a quel momento sfuggite. Sono riuscita a
recuperare gli hobbies quali il lavoro all’uncinetto, la lettura,
la navigazione su internet.
Ho collezionato
bernoccoli, slogature, lividi diffusi (attraverso una serie di
rocambolesche piroette dovute all’impossibilità di evitare tutti
gli ostacoli, mentre mi esercitavo a recuperare la mia indipendenza
negli ambienti in cui trascorrevo la maggior parte del mio tempo. Che
ci crediate o no il più delle volte, finivo col farmi tante risate
(per me è impossibile non avvertire l’ironia anche in situazioni
estreme). Visualizzavo me stessa come Mr. Magoo, il protagonista
ipovedente dei cartoni animati della mia infanzia, che si muoveva nel
mondo incurante del suo handicap e, pur cacciandosi in mille
pericoli, riusciva a tornare a casa sempre sano e salvo. E che
soprattutto non perdeva mai il sorriso.
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A Fari Spenti (prima parte)
"O la vita è
un’ avventura da vivere audacemente, oppure è niente"
(Helen
Keller, 1957)
All’oculista che con fare professionale cercava di
nascondere il disagio di comunicarmi che in breve sarei diventata
cieca, quando mi ero recata da lei per il solito controllo della mia
miopia, credo sia stata riservata la mia espressione più
indefinita, controversa, irripetibile… deve essersi trattato di un
misto di incredulità (è uno scherzo), sbigottimento (non può
essere vero), paura, anzi, no, terrore (nooooooooooooo), disperazione
(che ne sarà di me), scetticismo (non capisci un c…o, prenderò
il parere di qualcuno davvero competente), esitazione ( e se invece è
tutto vero), annichilimento (….per questo non ci sono parole, solo
qualche lacrima bruciante a rigare le guance diventate rigide come
sassi).
Ed infine anche un moto di compassione per quella
poveretta che si torceva le mani cercando di difendere la sua
professionalità reggendo senza fare una piega quella continua
metamorfosi sul mio volto…
Lo stordimento che è seguito mi ha fatto da
anestetico aiutandomi ad affrontare l’inevitabile sofferenza
provocata dall’attrito che tutto il mio essere opponeva a quella
che sentiva la più grande ingiustizia perpetrata ai miei danni.
Intanto “qualcuno” o “qualcosa” aveva
cominciato a cancellare il mio mondo… stavo perdendo
inesorabilmente la vista.
Rabbia, dolore, soprattutto paura… un intervento
delicato dall’altra parte del pianeta… delusione smarrimento e
ancora paura.
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